logo crociera vela grecia vadoavela

LA   CUCINA  ED I VINI

Il gusto dei greci  per le cosi semplici si riflette anche a tavola: olio d'oliva, yoghurt greco melanzane, pomodori, zucchine, peperoni, carne di maiale, agnello e pesce sono infatti gli ingredienti che più vengono usati.
 Si può pranzare o cenare a qualsiasi ora del giorno.
La giornata inizia con la prima colazione che per la maggior parte dei greci consiste in un caffè greco, yogurt bianco o con miele e noci, un dolce o una fetta di torta consumati nel galaktopolio (latteria) o nello zaharoplastio (pasticceria). Si prosegue con il pranzo che viene consumato tra le 13 e le 15 e può essere o uno spuntino veloce o un pasto completo, seguito dall immancabile riposo pomeridiano che si protrae fino alle 17 .
La cena viene consumata tra le 21 e le 23. Una cena completa comincia con gli antipasti (mezedes ) e/o con una minestra e prosegue con la portata principale che può essere a base di carne alla griglia o pesce.
 

non importa 
Souvlakia-Gyro

l'ouzo è l' aperitivo nazionale aromatizzato all'anice .
Nei ristoranti, molto spesso a gestione familiare, si apprezzano varietà di  antipasti ; oltre ovviamente al pesce (anche se nel periodo di piena concentrazione turistica spesso e' lecito chiedere se fresco o surgelato ) .
Ottimi l'agnello, ed il maiale arrosto  e gli spiedini alla griglia; famosi il Moussaka, i Souvlakis, i Dolmades e la Tarama Salade. Ottimi anche lo yoghurt, i formaggi pecorini, e il Metaxa, il brandy greco, dal gusto intenso e vellutato.
briki Il caffè viene preparato nel briki versando la polvere di caffè e lo zucchero nell'acqua fredda.
Poi si mette il briki sul fuoco e aiutandosi con un cucchiaio si mescola bene in modo che il caffè sia ben sciolto.
Quando l'acqua incomincia a bollire e la schiuma arriva ai bordi del briki, si spegne la fiamma e lo si fa riposare per qualche minuto.
Poi se ne versa un piccola quantità in ogni tazza in modo che tutte abbiano la schiuma e poi si finisce di riempirle.

 indifferente

Tzaziki Yoghurt con aglio e cetriolo )

 indifferente
Horiatiki Salata
( Insalata greca

 indifferente
Melitzana Salata-melanzane salate

 indifferente
Tarama Salada-Caviale salato

 indifferente
Kekavia soup ( Zuppa di pesce   )

 indifferente Octopodi tis Skaras-

 ( Polpo grigliato con salsa di limone)

 indifferente
Lakerda-tonno marinato

 indifferente
Sardeles sardine crude

 indifferente
Koutsomoures Tiganites

 indifferente
Media

 indifferente
Mikri Picilia-assortimento

 indifferente
Octopodi Krasato-polpo al vino

 indifferente
Kalamarakia-calamari fritti

 indifferente
Marides

 indifferente
Garides Tiganites-gamberi fritti

 indifferente
Psari tis Skaras-pesce alla griglia

 indifferente
Media Saganaki-cozze con formaggio

 indifferente
Aginares-carciofi

 indifferente
Spanachorizo-spinaci e fagioli

 indifferente
Yigandes-fagioli in umido

 indifferente
Mussaka
 ( Pasticcio di melanzane e carne )

 indifferente
Loloudia Tiganita-fiori di zucchine fritti  

 indifferente
Dolmades-
( Foglie di vite ripiene )

 indifferente
Fasoulia me Kreas-carne e fagiolini 

 indifferente
Arni me Patates Mastelo-agnello e patate

 indifferente
Badzaria-rape

 indifferente
Horta-verdura bollita

 indifferente
Briam-vegetali in umido

 indifferente
Mavromatikes

 indifferente
Carotta Salata-

 indifferente
Fasoulia

 indifferente
Hirino me  Fourno Patates-maiale e patate

 indifferente
Soutsoukakia

 indifferente
Revithia-ceci

 indifferente
Patata Salata

 indifferente
Arni sto Fourno me Patates-agnello con patate al forno

 indifferente
Macaronia me tomata salsa-Spagetti con salsa di pomodoro

 

   

IL VINO GRECO   

 ORIGINE MITOLOGICA DELLA VITICOLTURA.
.Un culto di antichissima origine circonda l'albero della vite, che già presso i Sumeri era chiamata Madre Vite o Dea Vite ed era venerata come divinità e considerata "erba della vita".
Nella scrittura sumerica il pampino indicava la vita e nel poema di Gilgamesh, il protagonista chiede indicazioni per ottenere l'immortalità a una donna detta "donna del vino" o "colei che mesce il vino".
Il vicino Oriente conosceva anche una divinità maschile dei grappoli, che secondo Erodoto era chiamata Orotalt e un dio ittita, Dulukbaba, era rappresentato con in mano un grappolo d'uva.
Questi esempi - e i diversi altri che si potrebbero citare - testimoniano di una vera e propria venerazione per la vite diffusa in tutto il Mediterraneo antico e affermatasi ancor prima che in Grecia venisse associata alla figura di Dioniso
(1) , diventandone la pianta sacra e insieme il simbolo.
Un grappolo fu il primo balocco di Dioniso bambino: nell'iconografia è frequente la raffigurazione del piccolo Dioniso che, in braccio ad un Sileno
(2), protende le piccole mani verso il frutto della vite.
L'esempio più raffinato di questo soggetto è offerto da una scultura, attribuita non senza controversie a Prassitele, ritrovata ad Olimpia e raffigurante Ermes
(3) con il piccolo Dioniso in braccio, allietato da un grappolo d'uva.
E ancora, quando venne rapito dai pirati, Dioniso operò uno straordinario prodigio, trasformando l'albero della loro nave in un tronco di vite, i cui tralci avvolsero tutta l'imbarcazione, mentre i pirati venivano mutati in delfini.
L'origine della vite, secondo queste leggende, era dunque da collegare alla travagliata nascita di Dioniso:
Quando Era
(4) seppe che Zeus(5) aveva avuto un figlio da un amore adultero con Semele(6), volle uccidere il bambino e incaricò due Titani(7) di farlo a pezzi.
Squartato e messo a bollire in un calderone, Dioniso venne salvato da Rea
(8), che lo risuscitò; dalle ceneri delle membra bruciate del dio spuntò la pianta della vite.
La diffusione della coltura della vite è presentata nella mitologia come frutto dei viaggi che lo stesso Dioniso compì su tutta la terra, portandovi, insieme alla vite, al vino e ai propri riti, anche la civiltà e le regole della vita sociale.
Laddove il suo culto non era accolto e la coltivazione della vite osteggiata, la punizione del dio seguiva inesorabile.
E' il caso di Penteo
(9), punito con la pazzia per essersi fieramente opposto al culto di Dioniso e alla coltivazione della vite; è il caso del re tracio Licurgo(10) che, nella foga di sradicare e distruggere le piante di vite dalle sue terre, colpì e uccise con l'accetta il proprio figlio, scambiandolo per un ceppo della pianta.
Per contro, a coloro che lo accoglievano con senso di ospitalità e interesse, Dioniso era prodigo di doni, insegnando a coltivare la vite e a trarre il massimo beneficio dai suoi frutti.
Il primo mortale al quale Dioniso insegnò a produrre il vino fu Icario
(11); il dono prezioso si rivelò però letale: ignorando che il vino doveva essere diluito con acqua prima di essere bevuto per evitare effetti indesiderati, egli lo offrì ai suoi contadini che, ubriacatisi e credendo che Icario avesse voluto avvelenarli, lo uccisero.
Un altro ospite che Dioniso ricompensò con il dono della vite fu Oineo, re di Calidone
(12),che aveva spinto il proprio senso dell'ospitalità al punto di cedere alla richiesta del dio, prestandogli la moglie.
In cambio del favore Dioniso gli regalò una pianta di vite e gli insegnò a coltivarla.
Secondo un'altra versione del mito, l'arte di preparare il vino fu elaborata da un pastore di Oineo, Orista o Stafilo
(13), il quale, vedendo che le greggi si dirigevano con frequenza ed evidente soddisfazione verso quella pianta, ne raccolse i frutti e li spremette, diluendoli con l'acqua del fiume Acheloo(14).
Al ciclo della vite, che allegoricamente rispecchiava il ciclo delle vicende di Dioniso, erano ispirate numerose usanze religiose greche e in particolare una sequenza di feste che scandivano i ritmi della viticoltura: la vendemmia, ad esempio, rievocava la morte per smembramento del dio.
Durante le Oscoforie
(15) venivano trasportati al Falero(16) tralci carichi di grappoli d'uva; durante le Dionisie rurali(17), in inverno, si assaggiava e si miscelava il vino; le Lenee(18), durante le quali si rievocava la nascita di Dioniso dalla coscia di Zeus, dovevano il loro nome al tino nel quale l'uva veniva pigiata e il vino conservato finchè non era pronto; nelle Antesterie(19) si aprivano i grandi recipienti contenenti il vino perchè le anime dei defunti potessero gustarlo e si assaggiava il vino novello ormai pronto; durante le Grandi Dionisie(20), che cadevano in marzo, in una stagione in cui le viti non avevano ancora le foglie, era usanza innaffiare le piante di vite con il sangue di un caprone, che veniva sacrificato nelle campagne.
§2.Come detto, nella mitologia classica la vite e il vino erano posti sotto la protezione di Dioniso che, nelle sue varie forme - Libero, Bacco, Iacco - rappresentava l'ebbrezza e l'estasi provocata dall'alcool.
Gli effetti del vino si potevano cogliere anche nelle figure che componevano il suo corteggio: i Satiri
(21) e le Menadi(22) tradivano infatti nel loro comportamento l'allentamento di ogni freno, favorito dall'inebriante bevanda.
Ma Dioniso non si era limitato ad insegnare ai mortali come coltivare la vite per ricavarne il vino; ad alcune creature privilegiate, come Eno, una delle figlie di Anio re di Delo, aveva concesso il dono di far scaturire direttamente dal suolo il prezioso succo dell'uva, così come le sorelle Elaide e Spermo erano in grado di compiere con l'olio e con il grano.
A Enopione "il bevitore" - figlio di Arianna e Dioniso o di Arianna e Teseo - si attribuiva la coltivazione del vino rosso nell'isola di Chio.
Tuttavia la maggior parte dei racconti nei quali il vino ha un ruolo importante si riferisce al suo potere inebriante.
Un orcio di vino, ad esempio, è all'origine della contesa fra Eracle
(23) e i Centauri(24): ospite del Centauro Folo, durante una battuta di caccia al cinghiale d'Erimanto(25), Eracle chiese di servirgli del vino.
Folo gli fece assaggiare quello contenuto in un recipiente, che gli era stato donato da Dioniso stesso:
il profumo che si diffuse attirò gli altri Centauri, che mossero un vero e proprio assalto alla caverna di Folo e ingaggiarono una lotta selvaggia contro Eracle per impossessarsi della preziosa bevanda.
Anche in un'altra occasione i Centauri dimostrarono di essere particolarmente inclini al vino e fu durante le nozze del re dei Lapiti
(26), Piritoo, alle quali anch'essi erano stati invitati.
Il vino, che correva a fiumi, li inebriò a tal punto ch'essi aggredirono la sposa e violentarono tutte le donne presenti, suscitando una furibonda battaglia.
Altro racconto conosciutissimo è quello di Ulisse
(27) e dei Ciconi(28).
In questa contesa venne risparmiato solo un sacerdote di Apollo, di nome Marone.
Quest'ultimo, che sarebbe diventato nella letteratura successiva il modello dell'ubriacone, per la propria salvezza offrì ad Ulisse doni preziosissimi, tra i quali dodici anfore di un vino straordinariamente profumato, dolce e inebriante.
Con lo stesso vino, più tardi, l'eroe greco potè trarsi d'impaccio nel celebre episodio del Ciclope Polifemo
(29):
   il mostruoso Ciclope
      ...lo prese e bevve;
      gli piacque terribilmente bere la dolce bevanda;
      e ne chiedeva di nuovo: "Dammene ancora, sii buono.
      Anche ai Ciclopi la terra dono di biade produce vino
      nei grappoli e a loro li gonfia la pioggia di Zeus .
      Ma questo è un fiume d'ambrosia e di nettare".
      Così diceva; e di nuovo gli porsi vino lucente;
      tre volte gliene porsi, tre volte bevve, da pazzo":
   Con il risultato che
      ...s'arrovesciò, cadendo supino, e di colpo giacque,
      piegando il grosso collo di lato; e dalla gola vino gli usciva,
      e pezzi di carne umana; vomitava ubriaco.
Una sorte simile, secondo una leggenda beotica, toccò a Tritone(30): egli compiva continue devastazioni lungo le rive del lago di Tanagra,in Beozia(31), e aveva addirittura aggredito alcune donne che, durante una festa di Dioniso, si stavano bagnando nel lago.
Per liberarsi di lui gli abitanti posero in riva allo specchio d'acqua un orcio pieno di vino: irresistibilmente attratto dal profumo Tritone si avvicinò, ne bevve e cadde addormentato, cosa che rese possibile agli abitanti ucciderlo a colpi di scure.
Altri racconti evidenziano come il vino potesse diventare strumento di punizione e di vendetta.
Ad esempio nel mito di Piaso
(32), re tessalo che aveva violentato la figlia Larissa, la quale poi si vendicò del padre, facendolo annegare in una botte di vino.
Su uno sfondo di abbondanti bevute avviene anche la terribile vendetta di Ulisse sui Proci
(33): in particolare il più strafottente di loro, Antinoo(34), viene colpito alla gola dalla freccia di Ulisse proprio mentre sta per portare alle labbra una coppa di vino.
Un'altra leggenda metteva in relazione il vino con la morte di Calcante
(35), l'indovino che si era recato a Troia al seguito dell'esercito greco.
Tra le molte versioni sulla sua fine, ne esisteva una che la collegava al momento in cui aveva piantato una vite in un boschetto sacro ad Apollo
(36), ricevendo da un indovino locale la predizione che mai avrebbe potuto bere quel vino.
Quando Calcante ebbe finalmente in mano la coppa con il vino prodotto dalla sua vite, l'indovino ripetè la profezia: il vecchio Calcante scoppiò a ridere con tanta foga da morirne.
Una variante di questo racconto era riferita a un altro personaggio, Anceo
(37) che, mentre portava alle labbra la coppa, venne ucciso da un cinghiale.
Tra le figure di personaggi perennemente ubriachi tramandateci dalla mitologia, un posto particolare spetta anche a una donna, Sanape, un'Amazzone
(38) che diede il suo nome alla città di Sinope, sul mar Nero.
La sua sfrenata passione per il vino le procurò il nome con il quale è indicata, che significa appunto "ubriaca" nel dialetto locale.
Quanto il vino fosse considerato prezioso è suggerito dal mito delle sorelle Parteno e Molpadia, figlie di Stafilo, le quali si gettarono in mare per la disperazione quando alcuni maiali, approfittando di un loro momento di assopimento, penetrarono nelle cantine dove era conservato il vino di casa e ruppero i vasi che lo contenevano.
A differenza di quella greca, la mitologia latina narra che la coltivazione della vite e la produzione del vino erano state insegnate agli uomini direttamente da Saturno
(39).
Il resto della leggenda ricalcava per molti aspetti quella greca di Icario e di sua figlia Erigone che, scoprendo il corpo del padre morto, si era impiccata; sia nella versione greca sia in quella romana, si adombra un cupo legame fra l'introduzione del vino e il sangue.
Un singolare racconto latino relativo al vino ha per protagonisti Turno
(40) ed Enea(41) ed è all'origine delle feste dette Vinalie(42).
Venere aveva promesso di donare a Giove tutto il vino del Lazio in cambio della vittoria di Enea su Turno: in ricordo di quell'evento mitico si versavano in occasione della festa grandi quantità di vino in un ruscello, che scorreva presso il tempio di Venere Ericina
(43).
Il vino aveva un ruolo centrale in molti aspetti del rito, non solo a Roma durante le Vinalie nè soltanto nelle feste in onore di Dioniso, bensì in generale nelle libazioni, che erano offerta agli dei mediante spargimento di liquidi diversi.
Di tali cerimonie sono offerti esempi, tra l'altro, nelle "Coefore" di Eschilo e nell' "Edipo a Colono" di Sofocle.
Talvolta, prima di partire per un viaggio, si colmava di vino e acqua un cratere, che poi veniva versato in mare dalla nave con preghiere agli dei per impetrare una traversata tranquilla.
Ugualmente, a conclusione dei sacrifici di animali, veniva versato un po' di vino sulle fiamme che ne bruciavano i resti.
Nei sacrifici in onore dei morti il vino si spargeva al suolo affinchè raggiungesse direttamente le anime dei defunti: un rituale del genere è seguito anche da Ulisse nella celebre scena di negromanzia descritta nell'Odissea.
Sia in Grecia che a Roma il vino non si beveva mai puro ma veniva mescolato in misura variabile con acqua.
Esiodo consigliava una proporzione di tre parti di acqua e una di vino; Alceo
(44) considerava inebriante un rapporto di un terzo di vino e due terzi di acqua.
Per Marziale la giusta misura era metà acqua e metà vino.
Il compito di dosare nelle corrette proporzioni l'acqua e il vino, quando non era affidato a un servo, spettava al padrone di casa e il vaso che veniva usato a questo scopo era il cratere; la presenza di simili recipienti nelle sepolture indicava la tomba di un uomo.
Nei banchetti alcuni servitori - chiamati coppieri - si occupavano di mescere il vino ai commensali, attingendolo dal cratere e versandolo nelle coppe.
Un mito, variamente riferito dalle fonti, raccontava della volta in cui Eracle, durante un banchetto, aveva ucciso con un dito un coppiere, che aveva sbagliato le proporzioni della miscela; il coppiere, secondo la versione di Pausania, si chiamava Kyathos, nome che in greco indica il tipo di recipiente per i liquidi.
Frequenti accenni e descrizioni di abbondanti bevute di vino si leggono, tra l'altro, nelle opere di Marziale, Ovidio e nel "Satyricon" di Petronio.


Note:

(1)

Chiamato anche Bacco dai romani, nome originariamente utilizzato con funzione di epiteto e che significa "rumoroso" con chiaro riferimento alle sfrenate feste in suo onore. Dioniso era figlio di Zeus e di Semele, a sua volta figlia di Cadmo, re di Tebe.
Semele era stata convinta da Era, moglie di Zeus, a chiedere al re degli dei di accostarsi a lei nella stessa maniera in cui si presentava alla propria divina consorte.
Zeus apparve a Semele nel trionfo della sua gloria, tra tuoni e fulmini; impressionata e circondata dalle fiamme, la giovane diede alla luce un bimbo prematuro.
Ma Zeus lo salvò, cucendoselo dentro una coscia e tenendovelo al riparo finchè non fu giunto alla maturità e potè venire alla luce pienamente formato.
Dopo la nascita, Dioniso fu allevato sul monte Nisa da uno stuolo di Ninfe, che furono successivamente ricompensate da Zeus, ottenendo di venir poste in cielo, fra le stelle, come Iadi.
Per vendicarsi dell'affronto subito, Era lo rese pazzo; in preda alla follia Dioniso cominciò una lunga serie di peregrinazioni, che lo portarono attraverso le più remote regioni della terra.
L'ampliarsi del culto di Dioniso riflette la diffusione delle tecniche di coltivazione della vite nel territorio greco ma è sopratutto a partire dall'età ellenistica - grosso modo nel periodo successivo alla spedizione di Alessandro Magno in India - che abbiamo le prove di un culto sempre più esteso e di feste bacchiche sempre più lunghe, complesse e per molti aspetti sfrenate.
Dioniso è il dio della forza produttiva della natura e non sorprenda che, dati i collegamenti tra la coltivazione della terra - che Dioniso insegna a tutti i popoli durante le sue peregrinazioni - e lo sviluppo delle forme di vita civile, egli diventi il portatore delle leggi e della civiltà, l'amante della pace.
Il dio appare, nelle epoche più antiche, accompagnato dalle Cariti o Grazie ma ben presto al suo fianco, durante le spedizioni e i suoi lunghi viaggi, cominciano a comparire le Baccanti, donne a lui devote.
Numerosi sono i personaggi che il mito associa a Dioniso nei più svariati episodi; tra le donne l'eroina più celebre, che meritò il suo amore, fu Arianna.
La mitologia narra anche di un amore tra Afrodite e Dioniso, dal quale sarebbe nato Priapo.

(2)

Con il nome di Sileni sono indicati nella mitologia greco-latina degli esseri assai simili ai Satiri e talora da questi spesso indistinguibili; rappresentati con orecchie appuntite, capelli ricci, naso camuso, corna sulla fronte e una lunga coda di cavallo o di capra.
Come i Satiri, facevano parte del corteggio dionisiaco ed erano protagonisti di vendemmie, libagioni e talvolta aggressioni nei confronti di dee come Era o Iride.
Uno di essi in particolare, chiamato Sileno al singolare, assume nella tradizione connotati precisi e un'individualità propria, che lo distinguono dagli altri numerosi Sileni e Satiri.
Il Sileno per eccellenza, che appare costantemente al fianco di Dioniso era Papposileno che, secondo la tradizione, lo aveva educato e allevato.
Anziano e gioviale era solitamente rappresentato con un otre pieno di vino, ubriaco e malfermo sulle gambe; più spesso a dorso di mulo o sorretto da altri Satiri, amante, come i suoi simili, della musica, del vino, del sonno e dei piaceri sensuali.
Oltre alle particolarità proprie dei Satiri, egli aveva quella di poter prevedere il futuro: quando era ebbro e addormentato i mortali potevano costringerlo a profetare, circondandolo e incatenandolo con ghirlande di fiori.

(3)

Corrispondente del dio latino Mercurio, figlio di Zeus e di Maia, nato in una grotta del monte Cillene, in Arcadia.

(4)

Chiamata dai latini Giunone; il nome greco Hera significa propriamente "la signora" ed indica la regina degli dei, figlia di Crono e di Rea e sorella, oltre che sposa, di Zeus.

(5)

Detto dai latini Giove è il massimo degli dei Olimpi, figlio di Crono - il Saturno dei latini - e di Rea e fratello di Poseidone, Ade, Estia, Demetra, Era.

(6)

Figlia di Cadmo e di Armonia e sorella di Ino, Agave, Autonoe e Polidoro.

(7)

Con questo nome erano indicati nella mitologia greca gli dei più antichi, figli di Urano, il cielo, e di Gea, la terra.

(8)

Antichissima divinità femminile greca, legata al culto della terra e presentata come figlia di Urano e di Gea e moglie di Crono.

(9)

Eroe greco, figlio di Echione e di Agave, che era a sua volta figlia di Cadmo.
Egli succedette a Cadmo sul trono di Tebe ma poichè si oppose al culto di Dioniso fu reso pazzo dallo stesso dio ed il suo palazzo distrutto dalle fondamenta.
Fu fatto a pezzi e dilaniato dalla propria madre e dalle proprie sorelle, Ino e Autonoe che, in preda alla furia dell'estasi bacchica, credettero di ravvisare in lui un leone inferocito.

(10)

Re della Tracia, impedì a Dioniso il passaggio e lo costrinse a trovare rifugio presso le divinità del mare; catturò e imprigionò Baccanti e Satiri.
Colpito da pazzia per volere divino, Licurgo scambiò il proprio figlio Driante per un ceppo di vite e lo uccise colpendolo con l'accetta, rinsavendo subito dopo.

(11)

Cittadino ateniese, ucciso da alcuni contadini che si erano ubriacati col vino che gli aveva fatto bere.
Solo dopo lunga ricerca, sua figlia Erigone, accompagnata dal cane Mera, ne trovò la tomba e per il dolore si uccise.
Dioniso trasferì la giovane e Icario in cielo, fra le costellazioni: Erigone divenne la Vergine, Icario si trasformò in Boeto o Arturo ed il cane Mera nella costellazione del Procione o piccolo cane.

(12)

Re di Calidone, in Etolia, sposò Altea e divenne padre di Tideo, Meleagro, Gorge, Deianira ed altri discendenti.
Sotto il regno di Oineo gli uomini cominciarono a conoscere per la prima volta l'uso del vino, che da lui prese il nome.

(13)

Propriamente "grappolo" è il nome di un pastore di Oineo, il quale si accorse che una delle capre sulle quali doveva vigilare risultava sempre particolarmente euforica dopo che aveva mangiato i frutti di un arbusto che egli non aveva mai visto.
Incuriosito, riferì la sua scoperta ad Oineo, che ebbe l'idea di spremere quei frutti, ottenendone il vino.

(14)

E' il massimo fiume della Grecia.
Sorge dal monte Pindo e scorre verso sud, segnando il confine tra Acarnania ed Etolia; sfocia in mare di fronte alle isole Echinadi, nello Ionio, dopo un corso di oltre duecento chilometri.
In tempi moderni ha avuto anche il nome di Aspropotamo.

(15)

Feste religiose greche che si celebravano ad Atene il giorno 7 del mese di Pianepsione, corrispondente ai mesi di ottobre/novembre.
Feste della vendemmia - il nome greco indica il tralcio di vite - avevano il loro momento culminante in una processione che, dal santuario di Dioniso ad Atene, giungeva al tempio di Atena Scirade, al Falero, ed era preceduta da due giovinetti travestiti da fanciulle, che portavano appunto un tralcio di vite carico di grappoli d'uva.

(16)

Porto di Atene.

(17)

Dette anche Piccole Dionisie, feste religiose greche in onore del dio Dioniso.
Si svolgevano dall'otto all'undici del mese di Posideone, corrispondente ai nostri dicembre-gennaio.
Più antiche delle Grandi Dionisie, rivaleggiavano con queste per fasto.
Erano feste chiassose, scherzose, caratterizzate da un'allegria sfrenata e da una vivacità scatenata; offrirono il terreno al germinare della commedia e prevedevano anche la messa in scena degli spettacoli già rappresentati nelle Grandi Dionisie ad Atene con lo stesso allestimento.

(18)

Si svolgevano ad Atene dall'otto all'undici del mese successivo, Gamelione, gennaio-febbraio.
Anch'esse in onore di Dioniso, anticamente erano definite Dionisie.
Proseguimento delle Piccole Dionisie, avevano sede nel quartiere di Atene a sud dell'Acropoli, dove sorgevano il santuario ed il teatro di Dioniso Leneo.
Vi si svolgevano sfilate di carri, accompagnate da sfrenati scambi di invettive e di motti licenziosi.

(19)

Feste religiose in onore di Dioniso, che si celebravano in area ionica e ad Atene dall'undici al tredici del mese di Antesterione, l'ottavo mese dell'anno ionico-ateniese, corrispondente ai nostri febbraio-marzo.
Messe in relazione con la benedizione del vino nuovo e ritenute feste floreali, l'origine precisa del nome non è chiara: potrebbe essere fatta risalire a cerimonie in onore dei defunti di origine predionisiaca.
Sicuramente il culto dei morti, nell'ultimo dei tre giorni festivi, è attestato anche in età storica.
Il primo giorno - dell'apertura delle giare - il mosto della vendemmia del precedente autunno, diventato vino, veniva portato in offerta a Dioniso nel tempio di Dioniso Limnaios.
Il secondo giorno - detto dei boccali - era quello in cui Dioniso, con una solenne processione, arrivava in città e celebrava le nozze con la sposa dell'Arconte; seguiva una gara di bevute di vino nuovo.
Il terzo giorno si imbandivano verdure cotte ad Ermes, venerato in una specifica forma di divinità infernale, e ai defunti, che si riteneva vagassero liberi per la città.
Qualcuno vi riconosce affinità con una festa ancora in auge, quella di Halloween.

(20)

La festa più importante di Atene dopo le Panatenee, si svolgeva dall'otto al tredici - o sedici - del mese di Elafebolione, marzo-aprile.
Istituita da Pisistrato per contrapporre alle Panatenee - di tradizione aristocratica - una festa di matrice popolare.
Era dedicata a Dioniso Eleuterio, il cui culto era giunto ad Atene da Eleutere, al confine tra Attica e Beozia.
Dopo una serie di sacrifici e di riti iniziali, gli autori e gli interpreti delle opere drammatiche venivano presentati al pubblico.
Il giorno successivo una processione trasportava su un carro-trireme il simulacro di Dioniso dal tempio di Limne al Leneo, passando attraverso un santuario sito presso l'Accademia: era il simbolo della buona stagione che Dioniso portava dal mare.
La processione si svolgeva al lume delle fiaccole e rievocava altresì l'arrivo del dio ad Atene da Eleutere.
Canti e danze, caratterizzate da una totale sfrenatezza, accompagnavano la processione.
Il simulacro del dio veniva poi posto sull'altare, nell'orchestra del teatro, dove assisteva a tutti gli spettacoli.
Seguiva un fastoso banchetto.

(21)

Mitici esseri legati al culto di Dioniso e considerati personificazione della fecondità, dei poteri e delle forze vitali della natura.Costituiscono una classe ben definita di esseri mitici anche se la loro genealogia è variamente descritta dalle fonti: Sono ritenuti solitamente figli di Ermes e di Iftima o figli delle Naiadi. Sono rappresentati e descritti come esseri umani, che recano però attributi animaleschi: il corpo è umano ma le orecchie sono appuntite come quelle di certi animali - sopratutto cavalli - due piccoli corni spuntano loro sulla sommità della fronte e inoltre hanno la coda di cavallo o di capra. Umani sono invece i capelli, di solito ricciuti, e il naso, spesso rotondo, un po' schiacciato e rivolto verso l'alto.Quando sono rappresentati in età giovanile, assumono caratteristiche efebiche, mentre gli attributi animaleschi tendono a venir diminuiti e quasi a scomparire. I Satiri di età avanzata, anch'essi molto frequenti nel repertorio figurativo classico, recano più accentuate le caratteristiche grottesche e animalesche.
Caratteristica dei Satiri è sicuramente la loro predilezione per il vino e per tutti i piaceri sensuali, predilezione che si traduce, nell'iconografia, nella presenza di attributi come grappoli d'uva, tirso e vasi potori. I Satiri sono sovente raffigurati nell'atto di danzare con le Menadi o le Ninfe nei cortei di Dioniso o abbandonati al sonno dovuto all'ebbrezza o intenti a suonare vari tipi di strumenti musicali, specialmente il flauto. Compaiono sovente abbigliati con pelli di animali e ornati di tralci di vite e pampini.
Difficile a volte la distinzione tra Satiri e Sileni; questi ultimi erano, più propriamente, i danzatori che nel corteo bacchico accompagnavano le Menadi o le Ninfe, con una lunga coda cavallina. I due termini appaiono sovente scambiati o indifferentemente usati l'uno al posto dell'altro. Comuni a Satiri e Sileni sono la natura divina ma non immortale e gli attributi fallici: il nome "Satiri" allude allo stato di eccitazione erotica perenne dei personaggi e significa propriamente "i pieni".

(22)

Nome con il quale erano indicate le Baccanti.Deriva dal greco "essere pazzo", con trasparente allusione ai rituali di cui le Menadi erano protagoniste durante i riti in onore di Dioniso.
Costituivano il corteggio o tiaso di Dioniso durante i suoi errabondi viaggi in Oriente ed erano rappresentate con una corona di foglie di vite sul capo e abbigliate con pelli di daino, recando in mano il tirso, un bastone coronato di edera e pampini.
Erano talvolta indicate come Bistonides dal nome dei Bistoni, una popolazione della Tracia, dove era particolarmente diffuso il culto di Dioniso.

(23)

Mitico personaggio greco, chiamato dai latini Ercole.

(24)

Propriamente "gli uccisori dei buoi", erano ritenuti un'antica razza residente sul monte Pelio, in Tessaglia, dove conducevano una vita fiera e selvaggia, che meritò loro l'appellativo di "bestie selvagge", "fiere" con cui sono indicati in Omero. La loro stirpe, secondo la leggenda, discendeva da Issione, re dei Lapiti che, innamorato di Era, fu messo alla prova da Zeus: il dio gli mandò una nube riproducente le sembianze della regina degli dei, per vedere le sue reazioni. Dall'unione di Issione con la nube nacque un essere biforme, di nome Centauro, che fu il vero e proprio capostipite dei Centauri; accoppiandosi con le giumente del monte Pelio, egli generò infatti questi selvaggi abitatori dei boschi, ai cui corpi di cavallo - con quattro zampe, zoccoli e coda - erano uniti tronchi umani.

(25)

Nome di una celebre montagna posta al confine tra Arcadia ed Elide.

(26)

Nome di un mitico popolo che abitava le montagne della Tessaglia, sotto il governo di Piritoo che, essendo figlio di Issione, era un fratellastro dei Centauri. Quando questi ultimi reclamarono la loro parte di eredità paterna, Piritoo rifiutò di prendere in considerazione la loro richiesta, scatenando così una nota contesa che contrappose il popolo dei Lapiti a quello dei Centauri.

(27)

Chiamato dai greci Odisseo - propriamente "l'odiato" - fu uno dei più celebri eroi greci della guerra di Troia. La parte più conosciuta della sua storia consiste nelle avventure che gli toccarono dopo la distruzione di Troia e che costituiscono la materia dell'Odissea di Omero.

(28)

Popolazione semileggendaria della Tracia, ricordata tra gli alleati dei troiani nell'Iliade, sotto la guida di Eufemo e di Mente. Nell'Odissea i Ciconi sono il primo popolo che Ulisse e i suoi compagni incontrano nel viaggio di ritorno in patria; saccheggiano la loro capitale Ismaro e ne rapiscono e uccidono gli abitanti ma si trattengono troppo a lungo a far razzia nonostante gli inviti di Ulisse a far presto e vengono così gravemente decimati da altri Ciconi, provenienti dalle regioni vicine. Marone, uno dei Ciconi che viene risparmiato in quanto sacerdote di Apollo, dona a Ulisse dodici anfore di uno squisito vino inebriante in cambio della vita.

(29)

Propriamente "dalle molte voci", "rumoroso". Figlio di Poseidone e di una Ninfa, era uno dei Ciclopi della Sicilia.Di aspetto gigantesco, aveva un solo occhio posto in mezzo alla fronte; si nutriva di carne umana e teneva in pochissimo conto gli dei olimpii. La sua abitazione era una caverna dell'Etna, sulle cui pendici conduceva a pascolare le greggi.

(30)

Figlio di Poseidone e di Anfitrite o di Celeno; con il padre e la madre abitava in un palazzo d'oro in fondo al mare o a Ege. Trascorreva sui flutti a cavalcioni di mostri e cavalli marini e soffiava in una conchiglia per placare le onde.

(31)

Regione della Grecia con capitale Tebe.

(32)

Re della Tessaglia.

(33)

Nome latino che significa letteralmente "pretendenti", con il quale sono usualmente indicati i pretendenti alla mano di Penelope, moglie di Ulisse. Si trattava dei principi di Itaca e di altre isole e località del circondario che, dopo la partenza di Ulisse per la guerra di Troia e durante la sua lunga assenza, si erano insediati nel suo palazzo e, in attesa che Penelope decidesse di sposare uno di loro, ne dilapidavano i beni in continui, fastosi banchetti.

(34)

Figlio di Eufite di Itaca fu ucciso da Ulisse con la prima freccia che scagliò contro i Proci.

(35)

Figlio di Testore, era il più saggio tra gli indovini greci e seguì le armate greche a Troia, dove veniva continuamente interpellato per interpretare il volere degli dei e per prendere le principali decisioni.

(36)

Una delle grandi divinità greche, figlio di Zeus e Latona e fratello gemello di Artemide. Nacque sull'isola di Delo, dove il suo culto si mantenne particolarmente vivo nei secoli.

(37)

Figlio di Poseidone e di Astipalea fu uno degli argonauti; quando piantò la vigna un servo gli predisse che non ne avrebbe bevuto il vino. E così avvenne.

(38)

Mitico popolo di donne guerriere, ritenute di origine caucasica e insediatesi in Asia Minore, sulle rive del fiume Termodonte, dove fondarono la città di Temiscira. Erano governate da una regina e addestrate fin da bambine alla guerra, alla caccia e alle attività militari. Alle Amazzoni, durante l'infanzia, veniva tagliato il seno destro in modo che potessero manovrare l'arco con maggiore disinvoltura. Da qui forse l'origine del loro nome che, secondo l'etimologia tradizionale, significa propriamente "senza mammella". Gli uomini non erano ammessi nella loro società; per perpetuare la loro stirpe si recavano annualmente presso un popolo vicino - i Gargarei - e i figli che nascevano da questa unione passeggera erano destinati a far ritorno presso i Gargarei se maschi e a venir allevati secondo le usanze delle Amazzoni se femmine.

(39)

Il dio greco Crono, padre di Giove.

(40)

Re dei Rutuli, figlio di Dauno e di Venilia. Quando Enea arrivò in Italia, ne fu un irriducibile nemico - per via dell'amore per la stessa donna: Lavinia - e fu da questi ucciso in duello.

(41)

Grandissimo eroe troiano, figlio di Anchise e di Afrodite. Alle sue peregrinazioni, destinate a concludersi sulle coste laziali con la fondazione della stirpe dalla quale doveva discendere l'imperatore Augusto, è dedicata l' "Eneide" di Virgilio.

(42)

Feste religiose che si celebravano a Roma due volte l'anno, il 23 aprile - Vinalia priora - e il 19 agosto - Vinalia rustica - ed erano dedicate rispettivamente alla spillatura del vino nuovo e alla imminente vendemmia. I riti erano affidati al flamine di Giove poichè la divinità venerata in occasione delle feste era appunto Giove, del quale si cercava di ottenere la benevolenza per la buona riuscita della vendemmia e si scongiuravano gli effetti rovinosi della folgore; al tempo stesso però particolari sacrifici erano riservati anche a Venere, madre di Enea, la quale, secondo la tradizione, aveva offerto in voto a Giove tutto il vino prodotto dal Lazio allo scopo di impetrare la vittoria contro Turno.

(43)

Epiteto che derivava alla dea dal santuario che le era stato dedicato sul monte Erice, in Sicilia.

(44)

Figlio di Perseo, era padre di Anfitrione e antenato di Eracle, chiamato perciò Alcide o Alceo.


Cratere Attico a figure rosse con corteo dionisiaco Rilievo in marmo con libagione di Dioniso



Quando si parla del vino Greco è praticamente impossibile non ricordare  il suo fondamentale contributo alla diffusione in Europa della bevanda di Bacco, ma visto che si parla della Grecia, sarebbe bene dire la bevanda di Dioniso . In antichità i vini Greci, in particolare quelli dolci, erano famosi ovunque, soprattutto nell'antica Roma, e gli antichi colonizzatori Greci introdussero la vite e il culto del vino nelle terre eouzo nei luoghi in cui arrivavano. 
Il vino prodotto nell'antica Grecia era piuttosto diverso dal vino che siamo soliti apprezzare ai giorni nostri. I vini passiti erano molto apprezzati nell'antica Grecia e spesso la dolcezza veniva concentrata mediante l'ebollizione del vino che ne riduceva la quantità d'acqua. 
Negli ultimi 20 anni la Grecia sta ponendo un'attenzione crescente allo sviluppo qualitativo del suo vino, forte anche del glorioso passato, e l'enologia del paese sta progressivamente recuperando il tempo anche attraverso l'adozione di tecnologie moderne e enologi competenti .  
L'attuale sistema di qualità dei vini Greci si basa, in termini generali, su quello Francese dell'Appellation d'Origine Contrôlée (AOC). Il sistema prevede tre categorie distinte:
1) Denominazione di Origine - Prevede due categorie distinte, Denominazione di Origine di Qualità Superiore (abbreviato in Greco come OPAP) e Denominazione di Origine Controllata (abbreviato in OPE), che comprendono vini regolati da norme simili al sistema AOC Francese. Le due categorie prevedono vini Riserva e Gran Riserva che si differenziano in accordo al tempo di maturazione.
2) Topikos Oenos - Comprendono vini prodotti in regioni estese ed equivalgono, in termini generali, ai vini Indicazione Geografica Tipica dell'Italia o ai Vin de Pays Francesi.
3) Epitrapezios Oenos - Vino da Tavola. Questa categoria non prevede norme particolari e di fatto i vini possono essere prodotti con diverse uve anche provenienti da diverse regioni. La categoria prevede una denominazione particolare, Cava, che indica il periodo di maturazione del vino. I Cava bianchi devono maturare per due anni, mentre i Cava rossi devono maturare per tre anni.

L'attuale produzione enologica della Grecia è prevalentemente svolta nelle stesse regioni che hanno reso celebre il vino Greco in tempi antichi.
Fra le uve locali a bacca bianca si ricordano l'Assyrtiko, Moscophilero, Moscato Bianco, Robola, Roditis e Savatiano, l'uva principalmente utilizzata per la produzione del celebre Retsina.  Fra le uve rosse più importanti troviamo il Mavrodaphne, Agiorgitiko e Xynomavro. I vini di Nemea sono prevalentemente prodotti con Agiorgitiko, un'uva a bacca rossa molto diffusa,  i vini di Mantinia sono generalmente prodotti con Moscophilero, un uva aromatica e dalla buccia colore rosa con la quale si producono vini bianchi.  L'uva tipica dell isola di Santorini, nell Egeo, è l'Assyrtiko che viene utilizzata sia per la produzione di vini bianchi secchi sia per il suo celebre Visánto ottenuto con una parte di uva Mandelari. Fra i vini Greci va inoltre ricordato il celeberrimo Retsina prodotto con uva Savatiano, e nonostante sia considerato un vino aromatizzato piuttosto che un vino nel senso stretto del termine, è ancora oggi il vino più conosciuto e diffuso prodotto nel paese infatti, durante la sua fermentazione viene aggiunta al mosto una piccola quantità di resina di pino di Aleppo.   

freccia BACK  

 freccia  HOME