ISOLE DIAPONTIE

MATHRAKI

Delle tre isole è quella più a sud e più piccola oltre che la meno accessibile per gli scogli che la circondano.
Per questi motivi risulta essere la più isolata anche se è solo a 4 miglia marine dalla costa di Corfù .
All'interno dell'isola c'è una sola strada, un anello che unisce la zona sul mare a nord chiamata Kato Mathraki a quella in collina a sud denominata Ano Mathraki.

Da questa strada principale che percorre l'intera isola partono diverse diramazioni che portano a baie e spiaggette isolate, oltre che ad un paio di porticcioli dove attraccano i pescherecci.
La costa occidentale è caratterizzata da rocce mentre la costa orientale offre la spiaggia di sabbia più bella dell'isola.
La sabbia di questa spiaggia è finissima e rossa e il fondale è basso.
Lungo il percorso ci si trova in mezzo al verde e camminando in salita si raggiunge l'unico villaggio composto da più di due case...
Poi la strada ridiscende verso il mare costeggiando il profilo orientale dell'isola fino a raggiungere a nord il porto in cui attracca il traghetto che collega Mathraki a Corfu e ad Othoni.
Per quanto riguarda le strutture turistiche sono pochissime, ci sono due o tre taverne e pochi alloggi vicino al porto.

MATHRAKI, PICCOLA E DESERTA. ANCHE IN AGOSTO -  per avvicinarsi alla costa bisogna fare attenzione alle secche. È la più piccola e meno popolata delle Diapontie: verdissima e circondata di spiagge solitarie. Sul piccolo porto di Plàkes si affaccia l’unica caffetteria-taverna-emporio del paese: il Dolphin’s Restaurant. Sulla bella veranda, naturalmente vista mare, si degustano specialità greche, dal pesce fritto al dolce kataifi. Da non perdere, la spiaggia di Portèlo: 3 chilometri di sabbia fine e rossastra, dove anche in pieno agosto si rischia di esser soli. Ma attenzione a non piantare ombrelloni o scavare nella sabbia, perché qui la tartaruga Caretta caretta deposita le uova.

 

 




 

ERIKOUSA

Erikousa è l'isola più a nord delle isole Diapontie.
Di forma tondeggiante è caratterizzata da due grande baie Porto Bay e Fiki Bay ed ha una popolazione di quasi un centinaio di persone.
Prevalentemente pianeggiante presenta coste sabbiose che degradano dolcemente e quindi adatte per famiglie con bambini.
Al suo interno ci sono sentieri nel verde e sei piccolissimi centri abitati che sono: Tandoulis, Paliokaliva, Soukia, Porta, Dendra e Gitonies.

IL PERIPLO DI ERIKOUSA - Lasciando Othonì in direzione Erikousa (in italiano Merlera), in poco più di 7 miglia si approda alla grande baia di Porto. A dare il benvenuto sul pontile la statua di Poseidone. Quest’isola rotonda, con un diametro di appena 2 chilometri e sei centri abitati, è la più frequentata delle Diapontie e spettacolare quando fiorisce l’erica (riki in greco). Porto, il centro più importante, si affaccia sulla lunga spiaggia che ha inizio dal porticciolo: poche case d’epoca, di cui alcune restaurate, un albergo-ristorante, un residence, un paio di bar e uno spaccio. L’Hotel Erikousa è l’unico albergo. L’isola ha un aspetto dolce e meno selvaggio rispetto a Fanò: sabbia dorata, colline verdi, mare turchese e le scogliere rosa di Sidari. Il periplo via mare mostra spiagge con fondali bassi e punti solitari, davvero incantevoli. Facili passeggiate tra ulivi, fichi, viti e cespugli di more conducono al vecchio porto dei pescatori, con una scogliera a strapiombo e un tramonto mozzafiato. Altre 7 miglia di navigazione e si costeggia l’isolotto disabitato di Diaplo, vicinissimo a Corfù: nel canale centrale tra i due grandi scogli l’acqua ha colori caraibici e il bagno è davvero spettacolare.

 

 

 



OTHONI

Fanò o Othoni (in greco Οθωνοί; , in greco antico Phanós o Othōnói)  è l'isola greca più grande delle isole Diapontie (quasi 6 km di larghezza e 3,6 km di lunghezza). più  vicina all'Italia,

da cui dista solo 80 km.Molto collinare nell'interno con punte di 400 metri e con le coste per la maggior parte rocciose.
Ci sono numerosi villaggi sia in riva al mare che al suo interno anche se quasi tutti abitati solo nel periodo estivo.
 

Mitologia

Esichio racconta che quando era ancora disabitata, dopo la guerra di Troia vi trovò rifugio Elefenore, re degli Abanti di Eubea che, dopo aver ucciso accidentalmente il nonno Abante era stato

costretto all'esilio, ma fu cacciato dall'isola per opera di un drago.

La toponomastica del luogo lascia pensare che l'isola abbia avuto un ruolo nella mitologia omerica, infatti si crede che la grotta della baia di Calipso, un'insenatura sotto il faro più piccolo all'estremo sud dell'isola,

 sia il luogo in cui Calipso stregò Ulisse e lo tenne prigioniero per sette anni, coincidenze che la pongono come possibile candidata ad isola omerica di Ogigia, mai identificata con certezza.

 

 

Storia

In tempi moderni, i primi abitanti di Othoni giunsero principalmente dall'isola di Passo e dal'Epiro. Gli othonioti dovettero combattere più volte contro le incursioni dei pirati algerini, infatti al centro dell'isola,

 sulla collinetta "Kalodiki" ad un'altezza di 217 m., si trova un monumento in memoria degli eventi che ebbero luogo sull'isola nel 1537, quando i pirati guidati dal famigerato Khayr al-Din Barbarossa,

dopo una dura battaglia, uccisero un gran numero di isolani.

Fu soltanto dopo la grande battaglia navale di Lepanto, nel 1571, quando la flotta cristiana della Lega Santa sconfisse quella Turca, che fu possibile ripopolare l'isola e viaggiare con maggior sicurezza.

La storia contemporanea vede l'isola di Fanò come possedimento veneziano, poi dopo un breve periodo sotto la dominazione francese, decretata dal Trattato di Campoformio che aveva assegnato ai

transalpini l'Eptaneso, nonché la breve parentesi della Repubblica delle sette isole unite, tra il 1800 e il 1807, il Trattato di Parigi del 1815 stabilì che essa, sempre insieme alle isole Ionie, divenisse protettorato

del Regno Unito fino al suo passaggio alla Grecia avvenuto nel 1864.

Durante la Prima guerra mondiale, l'isola di Fanò fece parte di un'imponente sistema di sbarramento del Canale d'Otranto attuato dalla flotta alleata tra Brindisi in Italia, e Corfù sul lato albanese dell'Adriatico.

Tale blocco mirava ad impedire l'accesso al Mediterraneo alle unità dell'Imperial regia Marina austro-ungarica che avrebbero così potuto minacciare le operazioni alleate.

Il blocco fu efficace nell'impedire alle navi di superficie austroungariche ad arrischiarsi di uscire dai propri porti dalmati, ma ebbe pochi effetti sui sottomarini con base a Cattaro, fino a quando, nel 1918,

venne completato uno sbarramento fisico dell'intero canale d'Otranto con reti e boe ma l'ultimo tentativo di forzamento dello stesso, pianificato dall'ammiraglio in capo della flotta Miklós Horthy, fallì il 10 giugno 1918,

quando il gruppo di navi da battaglia partito da Pola con notevole ritardo, fu intercettato dai MAS 15 e 21 della Regia Marina comandati rispettivamente dal capitano di corvetta Luigi Rizzo e dal guardiamarina Giuseppe Aonzo,

che affondarono nei pressi di Premuda la corazzata Santo Stefano

Si arriva al porto di Ammo all'interno di una bella baia a sud dell'isola; da qui partono diversi sentieri e strade sterrate che coprono l'intera isola.
Ci sono spiagge di sabbia bianca e particolare la grotta di Kalipso.

OTHONI, LA GRECIA AUTENTICA - Nella baia di Ammos, sulla costa sud, si ormeggia nel porticciolo, una manciata di casette colorate intorno alla spiaggia, dai tetti in mattoncini rossi. Qui si trovano tutti i servizi dell’isola, qui attracca il traghetto Alexandros. Othonì (Fanò in italiano), si estende su poco più di 10 chilometri quadrati, ha 30 chilometri di costa , dove d'inverno i 120 abitanti vivono tra Ammos e Stavro. Bastano poche ore per conoscere persone e abitudini. Per la spesa si va nello spaccio di Tasso, l’unico dell’isola, che vende frutta e ortaggi, liquori e birre, sigarette e ouzo (anice). Le taverne sfilano una accanto all’altra e propongono solo piatti tradizionali, nonostante il nome spesso ispirato ai luoghi dove sono emigrate intere famiglie: al New York, aperto dal 1906, si gustano souvlaki di maiale, cotolette di agnello, pita con spiedino e peperoni ripieni. Il più originale è Nostimon Imar Tavern: salse di melanzane, formaggio, tzatziki e poi moussaka con melanzane, zucchine e carne macinata, baccalà fritto e un dolce di yogurt e frutta caramellata. Insalata greca e altre ricette del posto si assaggiano alla Katrokios Taverna, mentre per bere un drink e ascoltare musica si va nel nuovo bar Fanos. Chi decide di fermarsi sull’isola troverà case da affittare spartane, nessuna dimora di charme: la parola d’ordine è semplicità.

SULLE COSTE DI CALIPSO - Othonì è piccola, ma merita almeno 2-3 giorni di sosta per scoprirla via terra e via mare. Inoltrarsi a piedi lungo stradine che profumano di macchia mediterranea, erbe aromatiche e frutti di bosco. Così da Ammos si può imboccare il sentiero storico e raggiungere il belvedere di Horiò, uno dei punti più alti dell’isola. Per ammirare il tramonto si va nello splendido balzo di Iliovasìlema: nelle giornate più limpide si vedono anche le coste italiane. Vale la pena di fare il giro dell’isola in barca, tra baie rocciose e spiaggette di sabbia dorata, bagni in acque cobalto e calette nascoste da raggiungere a nuoto, snorkeling tra pesci colorati e stelle marine giganti. Bisogna tuffarsi nella Baia di Calipso, accessibile solo via mare, con la spiaggia famosa di Aspri Ammo: ciottoli bianchissimi, pareti verticali, fondale turchese e grotta di Calipso, dove secondo la leggenda alla fine della guerra di Troia, Ulisse fu stregato e imprigionato per 7 anni dalla bella ninfa. Sulla costa a nord si apre la lunga spiaggia di Fiki, con una banchina che gli isolani utilizzano quando il porto di Ammos è impraticabile: qui si fa snorkeling tra i resti di antiche anfore intrappolate negli scogli.